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I giochi nella storia


Come si divertivano i ragazzi di duemila anni fa? 

Nell'antica Grecia l' attività ludica si esprimeva all’interno della famiglia, le bambine giocavano con le bambole, i maschietti con la palla, con il cerchio, con l’arco e si cimentavano nella corsa e nella lotta, praticavano il tiro alla fune, l’altalena, il gioco della settimana e la trottola che chiamavano “strombos”. I Greci, tuttavia, tenevano il gioco ai margini della vita sociale, così come veniva considerato lo stesso bambino fino a sette anni: marginale e poco importante. 

I bambini romani, invece, giocavano, spesso insieme agli adulti, a ‘Par imparar’ (Pari o Dispari) , ‘Caput et navis’ (Testa o croce), al tiro al bersaglio, a moscacieca, con i birilli, a nascondino, con la corda, con la trottola (turbo); amavano far trascinare un carretto da un topo, amavano cavalcare una canna, facevano il girotondo, costruivano aquiloni…,si cimentavano nel tiro alla fune, nel gioco della morra (micare digitis), con gli astragali e le bambine giocavano con le bambole. I giovani romani praticavano, inoltre, molti giochi con le noci, e questo fatto era così frequente ed usuale che si usava indicare il periodo dell’abbandono dell’infanzia proprio con il termine “Lasciare il gioco delle noci”.

“Nel Medioevo, sia i giochi degli adulti che quelli dei bambini venivano contrastati, limitati, additati come attività pericolose. Questo atteggiamento era determinato dal fatto che la Chiesa considerava i giochi come oggetti demoniaci, fatti apposta per distogliere l’attenzione del credente dal pensiero di Dio e dalle preghiere” (G. Straccioli “Il gioco e il giocare”).

Verso la fine del Quattrocento, benché il gioco dovesse avvenire sotto il controllo degli adulti, i giochi più diffusi erano  la corsa e il salto. 

 A partire dal Settecento, il gioco comincia ad avere un ruolo importante nell'educazione dei bambini. Inizialmente si giochi venivano costruiti in casa, ma con l'avvento della società industriale e lo sviluppo dell'industria dei giocattoli si cominciano ad utilizzare i giocattoli prefabbricati. 

Per approfondire: Giochi tradizionali.it 


Il gioco della palla

L’invenzione del gioco della palla è dubbia. Si ritiene comunque che già gli antichi Lidi,  Corciresi, o Sicioni e Spartani giocassero con la palla. Il gioco della palla fu particolarmente amato in Grecia come si desume dalla lettura del VI libro dell’Odissea. 

I Romani, pur considerandolo di origine greca, praticarono anch’essi con passione il gioco della palla, mentre i medici, fra cui lo stesso Galeno, lo raccomandavano come esercizio igienico. Si usava infatti giocare alla palla  prima del bagno, e alcune iscrizioni ci parlano di locali, generalmente chiusi (sphaeristeria), che si trovavano nei ginnasi, nelle terme, oppure nelle ville private e che erano riservati a questo gioco.

I diversi tipi di palla,  usati dagli antichi erano l’harpastum (di piccole dimensioni, forse corrispondente alla pila arenaria dei Latini); la paganica (di grandezza media e riempita di piume); la pila trigonalis; il follis (diminutivo folliculus), che era un pallone riempito d’aria. 

Un gioco isolato (apòrraxis) consisteva nel lanciare la palla a terra o contro la parete e prenderla al rimbalzo; un altro (uranìa) consisteva nel mandare la palla  più in alto che si poteva. Talora si giocava in due, rimandando la palla o riprendendola al volo (ludere expulsimo raptim). Più persone prendevano parte al gioco della trigona, in cui i giocatori si disponevano a triangolo, e a quello della phaeninda (o pheninda), che sembra si giocasse con una p. piccola e dura. Vere ‘sferomachie’, combattute da squadre, erano l’epìskyros, in cui i giocatori si dividevano in due campi delimitati da linee (e che è stato da taluno paragonato all’odierno rugby), e l’harpastum, in cui si cercava di far passare la p. attraverso una folla di concorrenti, gioco che i Romani chiamarono pulverulentum per il polverone che si sollevava durante lo svolgimento della tumultuosa gara.

Nell’Alto Medioevo i giochi con la palla  furono assai trascurati, mentre diffuso era il gioco della  soule e giocato, specie in occasione di feste, da due schiere di avversari, con una p. pesante riempita di paglia o di crine in un campo di circa 300 m di lunghezza. Scopo del gioco era l’attraversare con la p. dei cerchi di carta retti da pali. 

Uno dei più tipici giochi francesi a partire dal 14° sec. fu la paume (jeu de paume, la pallacorda), che divenne, attraverso successive modifiche ed elaborazioni, l’attuale tennis, ma che in talune regioni di Francia si gioca ancora nella sua forma originaria.

Verso la fine del 15° sec. sorse in Italia il gioco del calcio, che per tutto il Rinascimento, specialmente a Firenze, godette di grande fortuna e che si può considerare l’antecedente (sebbene le regole siano mutate in seguito in modo sensibile) del gioco sportivo attuale, di prossima origine inglese. 

Altro gioco con la palla, molto usato nel Medioevo e oltre, fu quello detto della pallamaglio, che si eseguiva con una specie di maglio di legno e una piccola sfera pure di legno; da esso provengono i giochi moderni del cricket, del croquet e del golf. 

Fonte: treccani.it

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