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Il gioco nella didattica

Il gioco è per lo più inteso come un'attività da svolgere durante il tempo libero e per questo in contrapposizione con l' attività di studio intesa come attività di "lavoro". Giocare vuol dire svolgere delle azioni in un contesto diverso da quello convenzionale ma attraverso il gioco, si possono apprendere concetti, sviluppare abilità e capacità legate alle singole discipline o competenze di tipo relazionale. ll gioco nella didattica permette di trasformare l'esercizio noioso in un'attività divertente, che aumenta la motivazione allo studio e facilita l'apprendimento. Il gioco, dal momento che presuppone la ripetizione, è un modo diverso di proporre un esercizio, ma a differenza di esso lascia spazio alla sperimentazione. Nel gioco si impara a lavorare in una dimensione più creativa: la situazione di gioco molto spesso richiede di trovare nuove soluzioni o elaborare nuove strategie, che in un contesto convenzionale non saremmo liberi di sperimentare. I...

Giocare con la matematica

L'intelligenza numerica - cioè la capacità di manipolare, capire, ragionare, attraverso il complesso sistema cognitivo dei numeri e delle quantità - può essere potenziata proponendo al bambino l'esecuzione di compiti o lo svolgimento di attività che possano sviluppare il concetto di quantità e la capacità di conteggio. Contare il numero di beni presenti nel carrello della spesa o effettuare il pagamento dei beni acquistati alla cassa del supermercato controllando che la cassiera abbia dato correttamente il resto, sono alcune delle molte azioni quotidiane, che possono essere utilizzate per lo sviluppo dell'intelligenza numerica nel bambino. Oltre a cià esistono molti giochi tradizionali amati dai bambini che offrono un valido supporto in tale direzione. A titolo esemplificativo i classici giochi di carte come scopa, rubamazzetto, ecc., sono giochi che attivano importanti processi sintattici, semantici e lessicali oltre a sviluppare diverse capacità come la capacità di ricon...

Geni si nasce o si diventa?

Uguali o diversi? Non tutti i bambini nascono uguali: i fattori genetici determinano sicuramente molte abilità, inclusa l'intelligenza. Ma i valori del quoziente intellettivo sono significativi soltanto nel predire i risultati ottenibili dall'individuo nei suoi primi passi durante l'apprendimento; dopo questa fase preliminare, il grado di rendimento, dipende sempre più dal tempo totale dedicato all'esercizio. L'importanza della motivazione e dell'impegno Dato un certo livello intellettivo di base, la costanza, la motivazione e l'impegno in un particolare campo sembrano siano i migliori artefici di genialità. Benché esistano limiti imposti dal cervello, quasi tutte le capacità dell'uomo possono essere migliorate tramite l'esercizio e la pratica. Gli scienziati hanno dimostrato come ad esempio, gli studenti possono esercitarsi per migliorare in maniera sostanziale la loro capacità di memorizzare intere serie di numeri  o, con l'aiuto di strategie m...

L' attenzione

L'attenzione è la capacità di selezionare le informazioni Quotidianamente i nostri sensi sono colpiti da una miriade di informazioni e non potremmo sopravvivere se, il nostro cervello, non fosse in grado di selezionare le informazioni che vogliamo sottoporre alla nostra attenzione. Questa capacità di ritagliare solo una parte delle informazioni su cui concentrare la nostra attenzione dipende dai lobi frontali. Concentrare l'attenzione nel tempo E' l'emisfero cerebrale destro però,  che ci permette di mantenere l'attenzione viva nel tempo, ed è grazie ad esso che riusciamo a rimanere svegli guidando di notte, oppure a portare a termine una lettura che riteniamo noiosa.  Concentrarsi su una sola attività Un altro compito di cui i  sistemi cerebrali dell'attenzione sono responsabili, è quello di regolare il "volume" di altre parti del cervello. Quando dedichiamo la nostra attenzione ad un senso riduciamo l'attività nelle zone-cerebrali responsabili di...

La ginnastica mentale. Ricordare con facilità.

Per ricordare qualcosa occorre prima assimilare quel dato cioè "codificarlo". Poi bisogna "metterlo in memoria" fino a quando serve e a quel punto "richiamarlo".  Dobbiamo distinguere però la memoria visiva da quella verbale. Se ad esempio dobbiamo imparare la strada da fare per andare a scuola possiamo guardare la mappa (memoria visivo-spaziale) oppure possiamo ricorrere alle indicazioni verbali (memoria verbale).  1) Ricordiamo più facilmente se, quando memorizziamo, utilizziamo sia la memoria verbale sia la memoria visivo-spaziale. I ricordi sono come i fili di lana di un maglione, più l'intreccio è fitto e meno probabilità abbiamo di generare buchi; lo stesso è per la memoria, se ciò che si vuole tenere a mente, è legato ad immagini mentali, sarà più difficile smarrirlo.  2) Ricordiamo più facilmente se colleghiamo ciò che stiamo cercando di imparare a cose che già conosciamo. Quando studiamo, se riportiamo ciò che leggiamo o ascoltiamo alle conosc...

La disortografia

  La disortografia è il risultato di un'alterazione che coinvolge i processi linguistici alla base della codifica scritta dei suoni, cioè quelli che governano l'associazione del fonema al grafema. Si può parlare di disortografia unicamente quando l'alterazione è a livello di correttezza ortografia e non quindi nel caso in cui i grafemi siano mal prodotti, e questo può rendere difficile la diagnosi, soprattutto quando la scrittura è in corsivo. La disortografia si presenta comunqe con errori ortografici persistenti, i quali possono essere ricondotti a difficoltà nell'automizzare la corrispondenza tra grafema e fonema.  La diagnosi avviene solitamente a partire dalla classe terza della scuola primaria,  sebbene alcune difficoltà possano essere individuate sin dall'inizio della scolarizzazione. La disortografia può essere una condizione presente in tutto l'arco della vita. Pur tuttavia cambiamenti significativi possono essere individuati nel tempo, sia per l'ef...

La discalculia

La discalculia è una condizione che coinvolge il complesso insieme di funzioni cognitive e neuropsicologiche, che sono alla base dell’elaborazione numerica e delle relative variazioni di quantità. In base all’assetto dei deficit, si individuano profili molto eterogenei, in cui le difficoltà riguardano gli aspetti di base - come ad esempio il senso del numero - oppure gli aspetti di superficie - come ad esempio l’apprendimento e l'automatizzazione delle strategie di calcolo mentale e delle procedure di calcolo scritto. Il periodo di scolarizzazione minimo a partire dal quale si può disgnosticare il distrubo, è alla fine della classe terza primaria, anche se, a volte alcune difficoltà come la gestione delle procedure di calcolo possono essere già individuate prima.  La discalculia è un disturbo che tende a persistere durante tutto l'arco della vita, ma cambia fisionomia nel corso degli anni sia per effetto della maturazione spontanea, sia grazie agli interventi di carattere r...

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA)

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici. Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche: • dislessia, cioè disturbo nella lettura (abilità di decodifica del testo) • disortografia, cioè disturbo nella scrittura (abilità di codifica fono- grafica e competenza ortografica) • disgrafia , cioè disturbo nella grafia (abilità grafo-motoria) • discalculia, cioè disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (capacità di comprendere e operare con i numeri).  Il DSA è un disturbo cronico, la cui espressività si modifica in relazione all’età e alle richieste ambientali. Questa caratteristica, è differente per le lingue “opache” ( come ad esempio l’inglese), caratterizzate da una relazione complessa e poco prevedibile tra grafemi e fonemi e per le lingue “t...