Simone De Beauvoir racconta la città di Napoli che visitò negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale.
... D'un tratto il Mezzogiorno si capovolge, il sole non è più una luce nel cielo, ma un'enorme pozza d'ombra sulla terra; nel fondo di questa cloaca non cè più nulla di minerale: tutto pullula, tutto fermenta, perfino la pietra è spugnosa, trasuda, secerne dei muschi e dei licheni. La vita degli uomini si esibisce nella sua nudità organica, nel suo calore viscerale, sotto questo aspetto Napoli ci stordì, ci nauseò, ci stregò.
Ne sentimmo l'orrore: i bambini nudi e pieni di croste, gli scrofolosi, i malati, le piaghe aperte, le purulenze, i volti lividi come ascessi, i caseggiati insalubri - designati da cartelli: inabitabile, vietato l'accesso - e che brulicavano di famiglie; nei rigagnoli, torsi, carogne, che delle mani si disputavano, le Vergini benedicenti che sorridevano a ogni angolo di strada, coperte d'orpelli dorati, tra fiori e lumini. Ma non la sondammo; ci lasciammo in parte abbacinare dalle apparenze. InVia dei Tribunali, attorno a Porta Capuana, guardavamo le piramidi di cocomeri e di meloni, i mucchi di pomidori, di melanzane, di limoni, di fichi, di uva, i pesci lucenti, e quelle specie di altarini rococò, così graziosi; che i venditori di frutti di mare fabbricano con muscoli e alghe: ignoravamo che il cibo si espone con tanta violenza solo quando la gente crepa di fame.
Sorvolando sulla profondità di quella miseria, poterono piacerci certi suoi effetti; ci piaceva ch'essa sopprimesse tutte le barriere che isolano gli uomini e li diminuiscono: tutto quel popolo abitava il calore di un solo ventre; le parole <<dentro>>, <<fuori>>, avevano perduto il loro significato. Gli antri oscuri in cui rilucevano debolmente delle icone appartenevano alla strada, nel gran letto matrimoniale dormivano dei malati; dei morti riposavano allo scoperto. E l'intimità delle case si espandeva sulla strada...
De Beauvoir Simone, (2016), L'età forte, Giulio Einaudi editore, Torino, pag. 231.